Perché usare gli Short Link

 In Web

La diffusione dei social media ha generato necessità prima impensabili, sviluppando servizi come quello di “shortlink” o “URL shortner”, di cosa stiamo parlando? E, soprattutto, sono utili?
Ne parliamo perché proprio in questi giorni Google ha annunciato la sospensione di uno dei servizi più famosi, proprio Google Shortner: il servizio continuerà a funzionare ma si interrompe il supporto, è quindi evidente che gli utenti si indirizzeranno verso altri servizi.

Cosa sono gli short link

Vi sarà capitato di vedere soprattutto su Twitter e Facebook URL (gli indirizzi internet) che iniziano con il classico http:// e poi proseguono in modo diverso.
Dietro a questi strani indirizzi si nasconde un servizio di abbreviazione dell’indirizzo, che prende quello originario e lo condensa in un numero minori di caratteri. Il link funzionerà perfettamente grazie a questo traduttore, che nella fase di passaggio tra il link iniziale e la pagina finale, aggancia i due elementi.

I primi servizi di questo tipo sono nati addirittura nel 2002, ora ce ne sono diversi come Bitly, TinyUrl, Rebrandly e così via.

Come abbiamo detto Google Shortner, oltretutto uno dei servizi più diffusi, è in via di sospensione: chi lo ha già potrà continuare ad utilizzarlo e i link creati funzioneranno ancora, ma termina lo sviluppo ed il supporto. Questa notizia ha generato un effetto “quale servizio uso” e per questo motivo vi diamo le informazioni necessarie.

Perché sono utili

Partiamo dal capire perché sono utili e perché è consigliatissimo l’utilizzo.
Innanzitutto sono funzionali, prendete un social media come Twitter che ha un limite di caratteri, ridurre al massimo i caratteri usati per un link significa automaticamente averne di più per il contenuto.
Inoltre i siti moderni sui quali sono installati moduli per la gestione della pubblicità o di altri servizi, generano link molto complicati e lunghi, che quando vengono condivisi rovinano molto la leggibilità del post. Ridurre una URL da potenziali centinaia di caratteri ad un indirizzo con poco più di venti rende il link e i post molto più ordinati, leggibili e quindi cliccabili, che è il vero obiettivo di un indirizzo!
Infine questi servizi aggiungono del valore al link, ad esempio mettendo a disposizione le statistiche sui click ricevuti o altri parametri. Da semplici gestori di link sono diventati nel tempo veri e propri strumenti di marketing utili e alcune volte indispensabili.

Come funzionano gli short link

Il procedimento per accorciare il link è molto facile.
Accediamo al sito del servizio scelto, come detto ce ne sono molti di qualità, copiamo il nostro URL iniziale nello spazio indicato e generiamo l’URL breve.
Il servizio associa il link originario a quello abbreviato che potrà essere usato sui social, sul sito, in una e-mail. Alcuni servizi consentono anche di personalizzare ulteriormente una parte del link abbreviato per renderlo ancora più comprensibile.
Sulla maggior parte dei servizi è possibile, in qualche caso necessario, creare un proprio account per tenere lo storico dei link e delle statistiche.

Chiunque cliccherà sul link accorciato, verrà rimandato poi all’indirizzo originale: questo passaggio è fondamentale perché in questa fase il servizio incamera informazioni sul click: numero totale, provenienza geografica, browser utilizzato o sistema operativo in uso sul dispositivo. Sono le informazioni di base che possono essere utilizzate per capire come viene canalizzato il traffico verso l’URL finale.
Alcuni servizi si spingono oltre fornendo, sempre gratuitamente o con un upgrade a pagamento, ulteriori personalizzazioni del link, possibilità di curare la SEO, utilizzare il permanent redirect ed altre funzioni.

È tutto oro quello che luccica?

Rileggendo l’articolo abbiamo:

  • un servizio gratuito di accorciamento dei link
  • migliore leggibilità dei post sui social o di una email
  • possibilità di avere statistiche sui click ricevuti

Su Internet, come nella vita, ci sono sempre pro e contro ed anche questi servizi hanno degli svantaggi che devono essere valutati.

Il primo svantaggio è la poca fiducia che una parte degli utenti quando incontro questo link, per tre motivi:

  • la bassa “alfabetizzazione” digitale e quindi la mancanza di conoscenza di questi servizi
  • la diffidenza verso un URL che realmente offusca quello originario (“che ci sarà dopo il click?”)
  • la poca propensione per strumenti che sembrano “volerti vendere qualcosa”

Una mancanza di fiducia è anche legittima, tutti noi ci siamo imbattuti prima o poi sul web in qulche link che ci hanno portato su pagine fake (phishing) o che hanno tentato di installare qualcosa sul nostro computer. Quindi se intendiamo usare questi sistemi con costanza, è opportuno educare correttamente la nostra audience, ad esempio spiegando chiaramente cosa troveranno dopo il link.

Il secondo svantaggio è il rapporto tra questi link accorciati ed i motori di ricerca: infatti in alcuni casi il motore di ricerca potrebbe assegnare un tasso di importanza al link accorciato trascurando quello finale, che invece è quello che ci interessa.
Facciamo un esempio: creo un link accorciato per una pagina che potrebbe ricevere 10.000 visite (un sito di notizie, etc.), è possibile che Google attribuisca l’importanza di questo contenuto al link accorciato e non alla pagina finale, che quindi non godrebbe di un maggior ranking nelle ricerche.

Il terzo svantaggio è che alcuni link accorciati vengono mal “digeriti” dai social: il link potrebbe comunque funzionare, ma viene comunque penalizzato nelle ricerche.
Abbiamo fatto di test su Facebook, accorciando lo stesso link con servizi diversi: uno di questi non risultava cliccabile nei post, un altro sembrava venisse penalizzato nella visualizzazione all’interno della rete di amici e contatti.

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